Gesù rivelazione del Padre
rivela la nostra vera identità

P.Massimo Rastrelli s.j.
Rubrica a cura di Delia Colonnello

La Giustizia e il suo fondamento -- Credo la Resurrezione della carne
Il Fariseo e il Pubblicano -- Considerazioni sul battesimo di Gesù

La Giustizia e il suo fondamento

Ogni uomo e la collettività degli uomini, nell’atto di farsi consapevoli della propria origine ultima e del proprio fine ultimo, tentano di relazionarsi a Dio. Dio è la base della legge morale.
E’ importante prendere atto del fatto che Dio stesso ha deciso di rivelarsi. Dio è Trinità di Persone. Le Persone divine si rivelano proprio per realizzare un rapporto personale con noi in quanto persone.

Essere persona significa essenzialmente essere che si sviluppa e si relaziona agli altri. Anche nei rapporti interpersonali, la prima base di conoscenza è nella rivelazione che la persona fa di se stessa: il mondo intimo resta chiuso impenetrabilmente fino a quando, la persona stessa non decide di rivelarsi.

Noi diventiamo alienati dalla realtà, quando il nostro "io" immagina di essere tutto, e riduce ogni cosa sotto il profilo della utilità e del piacere e perde il bene totale e reale. Il bene, infatti, spesso viene identificato con il piacere, l’utile e il conveniente.

Esiste l’uomo che vuole prevalere. Il voler prevalere stordisce le persone: ciò genera una patologia di ambiente. Tra i vari esempi: le competizioni fra i partiti. Alcuni Stati perseguono nella follia di creare più strumenti di morte che incentivi di vita.

Ed è significativo il fatto che l’accordo internazionale che ha avviato la distruzione delle testate atomiche è stato firmato l’8 dicembre, festa dell’Immacolata, avviando un processo opposto a quello della costruzione di questi ordigni di morte.

Gesù, nel discorso escatologico, dice: "Sapete chi è il Cristo?" Il Cristo è colui che vede un altro affamato, assetato, nudo, carcerato, ammalato e dice: questo è Gesù affamato; questo è Gesù assetato, questo è Gesù nudo; questo è Gesù carcerato; questo è Gesù ammalato.
Coloro che valorizzano il Cristo nell’altro, amano.

L’uomo non deve essere visto solo come soggetto produttivo, perché - anche quando non può produrre - ha sempre un valore altissimo che gli proviene dall’essere creato a immagine di Dio.

Si è nel giusto quando ci si relaziona alla reale entità delle persone. Per vedere l’uomo nella sua reale entità e valore, dobbiamo vederlo in ciò che Dio dice di Lui, dal momento che solo Dio sa chi è l’uomo e quanto vale.
Solo se siamo capaci di unirci nel bene, siamo uomini maturi.

Edith Stein (1891-1942), la filosofa tedesca, che passò dall’ebraismo alla perdita della fede, ritrovò poi nella croce la religione e tutto. Edith Stein, dopo un lungo e significativo cammino interiore, ad un certo punto capì che neppure con l’essere suora carmelitana avrebbe espresso la totale e piena realtà della dedizione a cui veniva chiamata da Dio. Bisognava che fosse proprio crocifissa, come Gesù Cristo, e lo fu.

Edith Stein, autrice tra l'altro di uno studio sul rapporto tra l'individuo e lo Stato

Per questo con la sua vita ed ancor più con il suo accettato martirio, offerto per la "salvezza del suo popolo" e di tutti gli uomini, illuminò il mondo, e determinò, attraverso la sua offerta, una speranza di salvezza anche per i suoi assassini.

La giustizia viene definita in astratto la virtù morale del "dare a ciascuno il suo". Invece per capire che cosa sia, bisogna domandarlo a Dio.

C’è la giustizia di Dio, c’è la giustizia delle persone, c’è la giustizia delle collettività, c’è la giustizia dello Stato, c’è la giustizia della legge. Ci sono anche tante giustizie non "esattamente giuste". Anche la giustizia formulata nelle leggi dello stato è spesso colma di parzialità e di iniquità. Per esempio, i magistrati non consideravano l’usura come reato, perché il codice non ne vedeva la realtà perversa. Per questo - dissi a me stesso - affinché i magistrati facciano qualcosa, bisogna cambiare la legge.

Bisogna inquadrare la giustizia nel suo giusto principio. Se la giustizia consiste nel dare a ciascuno il suo, quale sarà la conseguenza di tale giustizia? E da questa errata considerazione di se stessi che proviene la massificazione del denaro nelle mani di pochi. Nella retorica propaganda di una pretesa legalità, ci vediamo rimandati ad una legalità sempre più formale, che altro non è che sostanziale ingiustizia.

Guardando in profondità dobbiamo dire che non possiamo fermarci a quello che è il principio etico, già di per se stesso tanto alto, che si esprime con le parole : "Non fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te stesso ". L’amore deve essere la capacità di andare oltre se stessi.

Esempio: come nasce una famiglia? Perché una ragazza sente di amare un uomo più di se stessa, un giovane sente di amare una donna più di se stesso. Per questo l’amore è un miracolo che avviene - come il regno di Dio - nel cuore dell’uomo. E dobbiamo definire talvolta ambigue quelle correnti di una così detta scienza psicologica che riducono l’uomo a soddisfacimento dei propri bisogni.

Bisogna concludere che la prima giustizia è credere che Dio ti ami, e perciò non ti chiudi nella percezione del bisogno, nella obbligazione dei doveri: puoi vederti nella ricchezza dell’esser gratuitamente amato, e nella ricchezza sorgiva dell’amare. In questa prospettiva l’amore scaturisce vivo e spontaneo.

Nella fedeltà alla Parola di Dio, sperimentiamo il valore della vera giustizia. La Parola di Dio vissuta, fa camminare in quella unione tra Dio e l’uomo, per cui l’uomo può "essere" quello che Dio richiede, può essere il progetto di Dio realizzato, può vivere ed essere la nuova giustizia. Così la nostra giustizia sarà più grande di quella degli "scribi" e dei "farisei".

La giustizia non sarà più intesa come adeguamento a dei codici, o ubbidienza a tradizioni umane, ma consisterà nel lasciare operare Dio nella nostra vita, aspirando sempre a dei valori assoluti. La vita diviene così, per iniziativa di Dio, luogo di realizzazione di autentici miracoli.

Perciò gli uomini si affidano ai Santi, ed è bene soffermarsi sulla loro vita, perché niente è più forte, nel motivare le nostre azioni, che il modello vivente di una "vita riuscita". Ricordiamo che noi stessi siamo i Santi attraverso cui Dio vuole operare miracoli.

Dobbiamo proclamare i prodigi di Dio nella nostra vita e con la nostra parola. Se non si parla di prodigi, non si parla neppure del Dio dei prodigi, e non si è né cristiani, né cattolici. Ma noi, grazie a Dio, lo siamo. Noi siamo prodigio di Dio. Dirlo è giustizia.

Credo la Resurrezione della carne

Nella recita del Credo, professiamo la nostra fede nella: "resurrezione della carne e nella vita eterna". Per resurrezione si intendono due cose: che dopo la morte non solo la persona permane viva nel suo spirito, ma che, per potenza di Dio, verrà resuscitato anche il suo corpo. E’ così che si realizza la vita eterna.

Il corpo dato nella resurrezione sarà certamente "modificato" rispetto a questo nostro corpo attuale, perché non sarà più soggetto al dolore, al bisogno, alla fame, alla caducità. Sarà un corpo glorioso, e tuttavia sarà certamente dotato, come il nostro corpo attuale, della sua organicità.

La morte viene a determinarsi come conseguenza del peccato dell’uomo. Dio, pur lasciando l’uomo libero, non ha però consentito che fosse abbandonato come preda della morte. L’uomo è stato creato da Dio per un progetto di amore. Dio non fallisce nel suo progetto, è nell’eternità, al di là del tempo, Egli ripara al male, annienta la morte e attua la resurrezione della carne. Ogni cosa avrà il suo compimento nell’ultimo giorno.

Tutti gli uomini, in quell’ultimo giorno, saranno risvegliati dalla morte, saranno reintegrati nella completezza della loro natura. Il capolavoro di Dio sarà quindi restituito al suo splendore originario.

Il Signore capovolgerà la situazione storica in cui sembra che il male sia vincente. Risuscitando ogni uomo, gli dimostrerà che lo ama. E tutto il male sarà perdente di fronte alla resurrezione dei morti e alla reintegrazione della creazione tutta, nella bontà e nella armonia originaria.

La resurrezione personale di ciascuno di noi ci appare come un fatto "lontano": non rientra infatti nella nostra superficiale esperienza umana, è fuori dalle nostre possibilità e per questo appare a molti come impossibile o per lo meno come incerta.

La maggior parte degli uomini rendono certo testimonianza di avere qualche credenza sulla sopravvivenza dell’anima alla morte del corpo, ma nulla sanno e nulla dicono della resurrezione corporale.

Per vedere Dio si deve accendere in noi stessi la luce offerta dalla Rivelazione divina attraverso la storia, e si deve assumere la responsabilità della fede. I cristiani conoscono Gesù. Gesù è storico, reale, non immaginario. Lui ha dimostrato di essere Dio in molti modi, con la profezia, con il potere assoluto sulla natura, sugli eventi naturali, sulla salute degli uomini, sulla morte stessa e sulla vita, e con la sua stessa resurrezione dai morti.

I Cristiani sanno che sono amati da Dio e che Dio è loro Padre. Sanno che Dio ha messo in atto la redenzione, la chiamata al perdono, alla grazia e alla Resurrezione. Il cristiano ritiene saggio, razionalmente motivato e moralmente doveroso affidarsi a Colui che sa, perché è "Colui che è": Dio in persona. Il Cristiano crede che nella luce della rivelazione fatta da Dio si conosce tutta la realtà, anche quella della propria eternità

La realtà della resurrezione è dunque un fatto annunciato; è un fatto garantito da Dio che ha il potere di creare dal nulla. La resurrezione di cui parliamo è stata realizzata anche entro l’ambito della nostra esperienza storica, come nei casi di Lazzaro e degli altri risuscitati da Gesù durante la sua vita. Ma la resurrezione va oltre la nostra esperienza umana e approda all’eternità. Gesù è risorto dai morti, per non più morire.

Gesù ha dato, nel suo corpo risorto, la prova della resurrezione annunciata per tutti gli uomini. Apparendo agli Apostoli disse: "Toccate, mettete il dito nelle piaghe dei chiodi, mettete la mano nel costato: vedete, sono proprio Io, vedete: è il mio corpo che è risorto."

Il Cristo risorto è garanzia della nostra risurrezione

Oggi ci sono uomini che credono alla resurrezione: sono i santi, i credenti, uomini e donne di buon senso, i quali, anche quando vanno al cimitero, sono consapevoli che i loro morti sono vivi nell’anima e che risorgeranno anche nel corpo. Ci sono invece altri uomini che non credono, per pregiudizio o per una mentalità errata. Questi ultimi erano già presenti al tempo di Gesù.

Gli increduli già allora posero a Gesù una precisa domanda sulla resurrezione: se c'è la resurrezione dei corpi, nell'altra vita "una donna che ha avuto sette mariti, di chi sarà, poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie?". Gesù rispose : "I figli di questo mondo prendono moglie e marito, ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e sono giudicati degni della resurrezione dei morti, non prendono né moglie né marito, e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli. Essendo figli della Resurrezione, sono figli di Dio".

Che i morti risorgono, dice Gesù, l'ha indicato anche Mosè a proposito del "roveto ardente", quando chiama il Signore: "Dio d'Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Non è dunque il Dio dei morti ma dei vivi".

Oggi molti parlano di "reincarnazione" Che dire a questo proposito? La "reincarnazione" è un tentativo dell'uomo di immaginare la morte come un fatto non definitivo. Con la reincarnazione si immagina che in vite successive possano esserci recuperi morali, che invece, dopo la morte, non possono esistere.

La reincarnazione ha tuttavia il merito di ritenere che l'uomo non finisce con la morte, come invece credono i materialisti. Essi sostengono che l’uomo con la morte – come gli animali - si dissolve nel corpo e nell’anima.

Nella resurrezione, invece, la persona resta sempre se stessa. Gesù - Dio venuto in terra - ci ha annunciato non la reincarnazione ma la resurrezione personale. A causa della rivelazione divina portiamo nella vita non solo qualcosa di infinitamente importante, ma certezze assolute.

Nel libro dei Maccabei leggiamo qualcosa di istruttivo a questo proposito: "In quei giorni ci fu il caso dei sette fratelli presi insieme alla loro madre. Il re cercò di costringerli, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite. I figli, al momento di morire, dicevano al re: "E' bello morire a causa degli uomini per attendere da Dio l'adempimento delle speranze ed essere da Lui di nuovo resuscitati , ma per te la resurrezione non sarà per la vita".

E' importante che noi ci sentiamo amati da Dio, messi da Dio nella sicurezza. Egli ci custodisce tutti i giorni, ci riporta a casa quando usciamo, ci tiene in vita durante la notte, quando siamo abbandonati da noi stessi nell'incoscienza del sonno, e ci ridesta al mattino per farci riuscire il giorno dopo. Questo è il Signore, ed è Lui che ci garantisce la vita eterna.

I cristiani muoiono sapendo che li attende immediatamente l'abbraccio eterno di Dio. L’ultimo giorno - l’immensa festa che Dio indice - dissolverà tutte le malvagità e le cattiverie degli uomini, anche quelle che si presentano come festaiole e colme di baldoria.

Dio resusciterà nell'ultimo giorno tutti gli uomini. Gesù disse : "Ci sarà, per quelli che avranno creduto, la resurrezione di salvezza e di gloria; per gli altri ci sarà una resurrezione di giudizio e di condanna ". Ma il Signore non vuole che alcuno di noi si metta nelle condizioni di trovarsi nella condanna, perché Dio ci destina, nell'amore, alla gloria.

Il Fariseo e il Pubblicano

"Due uomini salirono a pregare: uno era fariseo l’altro pubblicano".

Nell'ambito della società ebraica del tempo di Gesù, il pubblicano era ritenuto un profanatore, uno che per ragioni di denaro, di guadagno e di profitto aveva rinunciato alla sua fede, ed era solidale con l'impero romano che occupava Israele. Anzi riscuoteva le tasse per conto dei romani. Il fariseo era invece un uomo sensibile a Dio; era uno di coloro che avevano voluto seguirlo anche attraverso la povertà. Gesù stesso era amico di molti farisei.

Ora questi due uomini, non solo diversi ma addirittura opposti al cospetto di Dio, compromesso agli occhi di tutti il pubblicano, e fortemente e nobilmente impegnato e meritevole il fariseo, vennero al tempio.

Il fariseo, appartenendo all’élite spirituale, pregava secondo la sua posizione culturale. Si metteva nell’atteggiamento dell’accoglienza e della prontezza rispetto alla grazia che Dio elargisce. Viveva certamente quella preghiera che rende Dio presente alla mente e al cuore.

Il fariseo rispetta Dio e fa la sua preghiera dicendo: "O Dio ti ringrazio". Però dice anche : "Ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri", assassini menzogneri, pieni di desideri peccaminosi. Attraverso le parole del fariseo noi possiamo considerare un aspetto della nostra società: i ladri, gli ingiusti, gli assassini, gli adulteri, i menzogneri. Poi il fariseo aggiunge: "non sono neppure come questo pubblicano", cioè sedotto dal facile guadagno e corrotto nel cuore. Digiuno due volte la settimana e pago tutte le tasse, anche le decime prescritte di quanto possiedo".

Il pubblicano si presenta molto diversamente. Entra nel tempio ma rimane in fondo, sotto la porta. Non osa alzare il capo di fronte alla maestà di Dio. Si batte il petto dicendo: "O Dio, abbi pietà di me peccatore". Gesù dice: "Il pubblicano tornò a casa sua giustificato". Dio ascoltò la preghiera del pubblicano, mentre non accettò la preghiera del fariseo. Domandiamoci: perché Dio non accoglie la preghiera del fariseo? La risposta: perché da questa preghiera traspare il disprezzo degli altri.

Sappiamo che quando Gesù dovette scegliere i dodici apostoli, per costituirli fondamento della Chiesa, non prese soltanto i farisei, ma scelse e chiamò anche il pubblicano Matteo. E Matteo, quando si vide imprevedibilmente ed improvvisamente chiamato, risposte positivamente alla chiamata. Fu pronto a lasciare tutto. E per lui quel tutto significò lasciare l’ottima sua situazione di appalto delle tasse, il suo ruolo sociale, tutto. Toccato intimamente nel cuore, volle mettere a disposizione di Gesù tutto quello che aveva, pubblicamente.

La domenica sera, nalla nostra chiesa del Gesù Nuovo, si celebra la Messa per gli Srilankesi. Se venite a questa Messa, potrete notare un certo numero di persone, talvolta numeroso, che si ferma sul fondo della chiesa. Al nostro invito di avvicinarsi all’altare, rispondono: "Non possiamo, noi non siamo cattolici. Siamo buddisti." Non abbiamo a Napoli la nostra chiesa. Veniamo qui a pregare. Preghiamo, ma non ci riteniamo degni di avvicinarci". Ecco il pubblicano!

Al contrario, nella preghiera del fariseo, c’è il giustificarsi da se stesso. Il fariseo è come se dicesse: "O Dio, tu puoi essere fiero di me. Io sto a posto sotto ogni aspetto." Il fariseo non vede tutti quegli angoli oscuri della sua coscienza dove, alla luce di Dio, ci accorgiamo che siamo peccatori. Il fariseo non consente a Dio di giudicarlo: si giudica da sé. In questo si pone fuori dall’amore di Dio. In questo sta la sua rottura con Dio. Dio ci dice che dobbiamo comunicare con Lui. Ci dice che non dobbiamo avere vergogna di essere indigenti, bisognosi, incapaci.

Dobbiamo saper chiedere, sapendo e parlando con Lui non chiediamo ad un estraneo, ma al Padre nostro amatissimo: parlando con Dio dobbiamo presentarci nella nostra più radicale ed originaria verità. Dobbiamo presentarci come esseri che neppure esisterebbero se Dio non li avesse per amore chiamati alla vita, come esseri che Dio conserva in vita. Dobbiamo comunicare con Dio con immediatezza, con un tramite non di cultura ma di amore. Bisogna proprio prepararsi a dire a Dio le parole più semplici, come i salmi ci suggeriscono:

Emigrati dallo Sri Lanka in preghiera,
nella chiesa del Gesù Nuovo

"Oh Di,o tu sei il mio Dio. Tu sei mia roccia! Tu sei mio sostegno. Tu sei mio alto riparo. Tu sei la luce del mio volto. In te come, come nel cavo di una roccia, non corro alcun pericolo. Tu sei mio saldo fondamento: tu sei il mio sostegno per l’eternità. Nelle tue mani o Padre, affido la mia vita, ed anche - nell'ora della morte - il mio spirito. Tu mi impedisci di cadere, tu mi esaudisci. Ti ho invocato e mi hai risposto. Mi hai esaudito. Non tacerò nella grande assemblea. Annuncerò e proclamerò i tuoi prodigi. Canterò il tuo amore."

Il Signore è giudice e non vi è presso di Lui preferenza di persone. Non è parziale con nessuno, anzi ascolta soprattutto la preghiera del povero. Dio non trascura la supplica dell’orfano né della vedova che si sfoga nel suo lamento.

Chi adora Dio sarà ascoltato con benevolenza. Dobbiamo realizzare con Dio un rapporto vivo e affettivo, come tra persone vive. Dio infatti è persona viva, presente, sia nel Padre, sia nel Figlio sia nello Spirito Santo. A Dio dobbiamo "strappare" la grazia. Ricordo che in questa nostra chiesa venne un uomo violento, e rivolto a S.Giuseppe Moscati disse: "Professore! Io non ho fede. Non credo in Dio. Sono una bestia!. Ma tu devi aiutare mio figlio. Mio figlio è malato, deve guarire. Se mio figlio non guarisce vengo e sfascio tutto."

Due giorni dopo tornò trasformato, si recò nella sala Moscati e disse: "Mio figlio è guarito. Ma anche se sono un miserabile, non posso più essere quello che ero. Non so più fare quello che dovrei fare. Non so più cosa debbo fare".

Questa è la preghiera del pubblicano: è un uomo umile, un uomo forte. La sua preghiera va oltre le nubi. Raggiunge efficacemente Dio che non si vede. Il pubblicano fa quella preghiera "che non si accontenta finché non è arrivata a Dio, finché non sia stata esaudita".

La preghiera vera deve essere fatta in questi termini di fede, di bisogno, di richiesta verso un interlocutore ritenuto e in realtà presente e attento. La preghiera deve aggredire le situazioni impossibili e disperate, per capovolgerle in termini oggettivi di realtà. Deve cambiare il senso di una storia, dei fatti. Deve fare intervenire l’Altissimo. Così la preghiera è una cosa veramente straordinaria.

L’Altissimo interviene e rende soddisfazione ai giusti: ristabilisce l’equità per annientare l’iniquità. Gesù ci ha insegnato a morire donando la vita con un’offerta libera e generosa. Anche la morte, come ogni altro evento della vita, è un vento propizio, è il momento giusto per sciogliere le vele. San Paolo dice al termine della sua vita: "Ho combattuto la buona battaglia."

Volgiamoci a Dio in un atteggiamento di forte richiesta , con amore. Dinanzi a Dio che s’impegna per ciascuno di noi e che impegna ciascuno di noi nell’amore, chiediamo la grazia di una preghiera fatta bene come quella del pubblicano. E’ necessaria una preghiera che non si perda nel materialismo di questo o di quell’altro interesse caduco, ma che vada al problema sostanziale della vita, che è in Dio, nella vita eterna. Col pubblicano diciamo nell’intimo del cuore: "O Dio, abbi pietà di me peccatore".

E’ in causa la mia stessa identità e il mio futuro presente, storico, terreno ed eterno.

Considerazioni sul battesimo di Gesù

Col battesimo di Gesù, nel fiume Giordano, Dio ha rivelato se stesso: Il Padre ha aperto i cieli. Dio ha comunicato direttamente con gli uomini, mandando la Sua Voce ed il Suo Spirito. La persona dello Spirito Santo, invisibile agli occhi, si è resa visibile attraverso la traiettoria ben precisa del volo della colomba apparsa. Lo Spirito Santo mostra di colmare la distanza tra il Cielo e la terra.

Questo significa che Dio ha deciso di avvicinarsi all'uomo. Già il Figlio di Dio si era incarnato. Era tra gli uomini, ma non era conosciuto come Dio fatto uomo. Tutto quello che gli uomini potevano vedere, era solo la realtà di un uomo. Anche oggi Gesù è tra gli uomini, ma non tutti gli uomini lo conoscono come Dio. Perché Gesù sia conosciuto, è necessario che Dio lo riveli, che sia aperto il cielo e che sia mandato lo Spirito.

I Cristiani debbono imparare da Giovanni Battista - la cui funzione continua ad esercitarsi mediante la Chiesa - che cosa significhino quei cieli aperti, e quel volo di colomba che si ferma su Gesù che si fa battezzare. Devono comprendere cosa significhi quel fermarsi dello Spirto Santo - allora su di Lui - e poi, nell'acqua sacramentale del Battesimo, su ognuno di noi. I cristiani debbono imparare a capire che cosa significhi quell’esprimersi di Dio che rivela in Gesù la sua identità sovrumana e propriamente divina di Figlio di Dio.

Bisogna inoltre prendere atto che Dio si rivela nell’identificazione del Figlio. Vari sono i testi della Scrittura che a questo riguardo esprimono verità importanti. Nel Salmo 33 parla un uomo che attende molto da Dio. Quell'uomo dice: "Ho sperato, ho sperato nel Signore". Quest’uomo ha sperimentato l'esaudimento. Dice: "Dio si è chinato su di me. Dio ha dato ascolto al mio grido".

In questo salmo Dio aiuta l'uomo a fare esperienza di Lui. Dio mette sulle labbra di un uomo una preghiera di riconoscimento e di ringraziamento. Il Padre Celeste insegna all'uomo che le offerte fatte a Lui, i sacrifici stessi, che pur certamente contano nel relazionarsi dell'uomo con Dio, contano soltanto secondariamente.

Più delle offerte e dei sacrifici conta che l’uomo apra gli occhi e gli orecchi, che ascolti la Parola e veda quello che il Padre divino dice: "Questo è il mio Figlio, in lui ripongo tutta la mia compiacenza. Questo Figlio compie tutta la mia volontà e realizza tutto il progetto per cui ho creato l'uomo. Questo mio Figlio, deve essere ascoltato".

Il Padre divino conferisce all'uomo una nuova identità, non soltanto attraverso l'incarnazione del Figlio, ma anche attraverso la Sua rivelazione. Questa identità si realizza in una precisa presa di coscienza, che fa dire all'uomo: "Tu, Dio, non hai chiesto sacrifici e vittime per la colpa, ma hai detto: ‘vieni’, ed ecco, io vengo."

La nuova identità si vive e si ha quando l'uomo dice: "Eccomi", a Dio che lo chiama. Come lo ha detto Mosè, come lo ha detto Davide, come lo ha detto Geremia, Isaia, come lo hanno detto Maria ed i santi. La nuova identità che Dio dà all'uomo è tutta scritta nel libro di Dio."Nel rotolo del libro è scritto che io faccia, o Dio! il tuo volere. O mio Dio! questo io desidero, la tua legge è nel mio cuore."

Battesimo di Gesù
G.David (1460-1523), Bruges

Il libro di Dio, la Scrittura, è tale che quando lo apriamo e lo leggiamo, dice a noi stessi quello che è già scritto nel nostro cuore. Facciamo allora quell’esperienza gioiosa che già fecero i pastori, che all'annuncio degli Angeli si recarono a Betlemme, e poterono vedere del Bambino Gesù quello che avevano sentito dire dagli Angeli. L’esperienza cristiana documenta che i credenti in Gesù, nella Chiesa, sentono parlare, attraverso le Scritture, della propria realtà, aperta alla realtà dei prodigi che Dio compie.

I Cristiani debbono imparare dai Santi a nutrirsi di rivelazioni divine, che sono state scritte da Dio per illuminare la realtà nel suo valore assoluto ed eterno. Se il mondo terrestre ed anche politico si oscura, questo dipende dal fatto che è influenzato da uomini che si sono oscurati dentro, nella loro coscienza. Gli uomini che non cercano Dio, spengono in se stessi il lume naturale della causalità ultima ed assoluta ed il lume soprannaturale della Fede. Vedono soltanto il mondo esterno, le cose, gli affari, diventano prede d’inganno ed ingannatori essi stessi.

Noi cristiani, chiamati a vivere questa nuova identità, dobbiamo quotidianamente cercare di trovare la "luce vera" nella Bibbia, la luce che illumina ogni uomo. Dobbiamo davvero imparare ad identificarci nella Parola del Libro di Dio, e non solo nella parola degli psicologi, non solo nella parola dei medici, e tanto meno nella parola dei maghi.

A questo punto è importante capire che ogni altra voce può al più dare un aspetto di verità. Soltanto il libro di Dio rivela all'uomo tutta intera la verità. Ed è proprio l'intera verità quella che soprattutto, ed oltretutto, interessa, e consente la totale realizzazione della persona.

Ora tutto questo, che deve accadere in noi cristiani, è già avvenuto in Gesù. Nel Vangelo si dice: "Il Verbo si è fatto carne". La Rivelazione ci fa sapere che in Dio, uno per Natura. ci sono tre Persone. Di queste tre Persone, il Verbo, la seconda, si è fatta carne, cioè si è fatta uomo.

Dio ha scelto per Suo Figlio il meglio, qualcosa degna di Dio stesso: e questa cosa è il renderlo partecipe della natura umana. Dio ha voluto fare acquistare alla persona del Figlio la nostra umanità, come natura umana e come condizione umana. E l'una e l'altra le ha volute ricevere da generazione umana e dalle generazioni umane.

Tutto questo deve farci almeno intravedere la grandezza di Dio e di Maria, che si sono alleati ed uniti in totale alleanza, per il nostro bene. Dio e Maria hanno prodotto nella storia la realtà e la presenza di Dio fatto uomo, ed hanno mutato radicalmente tutto il corso della storia umana.

Resta purtroppo sempre possibile all'uomo di spegnere in se stesso la luce di questa rivelazione, e nella realtà di questa identità, può spegnere la carità e la speranza, può devastare tutto il complesso organico delle virtù teologali e morali e i sette doni dello Spirito Santo: al solo scopo di vivere da peccatore. L’uomo può volere a tal punto essere peccatore, da esserlo non solo facendo il peccato ma scegliendo il peccato come propria identità.

Gesù rimane presente nella storia per sempre e lo fa attraverso la Santa Eucaristia. Gesù viene e resta nella Storia e in ogni uomo che in Lui si identifica. Gesù dice: "Io sono la vite e voi siete i tralci". Chi vede voi, vede me: chi vede me, vede il Padre." Tutto questo è una realtà, perché l'uomo creda, accetti, voglia e viva la nuova sua identità divina, la sua nuova dignità.

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