Via Crucis
[da un libro di preghiere stampato a Napoli nel 1873]

a cura di Egidio Ridolfo s.j. - Sonia Andreoli

"Fra le pratiche verso la Passione, la Via Crucis è la più efficace per convertire i pecca­tori, per restituire il fervore ai tiepidi, per san­tificare i giusti" (Benedetto XIV). Quale miglior via per contemplare la Passione di Gesù dell'eseguire il pio esercizio della Via Crucis?
"Nel suo patire e morire - disse il Papa Giovanni Paolo II - Cristo ci svela la verità su Dio e sull'uomo.
Dimentichi di noi stessi e dei nostri problemi quotidiani, contempliamo il calvario di Gesù, accompagnamolo nella sua Passione e ricordiamo che tutto quanto Cristo patì fu per amor nostro.
"Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Matteo 16, 24). Se uniamo alle sue le nostre sofferenze ci sembreranno più facili da sopportare, memori delle parole di Gesù: "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero" (Matteo, 28 - 30).


V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.

Gesù Crocifisso
[Incisione del 1621]

Oremus

Réspice, quaesumus, Domine, super hanc familiam tuam, pro qua Dominus noster Jesus Christus non dubitavit mànibus tradi nocéntium, et crucis subire tormentum.

Qui tecum vivit, et regnat in unitate Spiritus sancti Deus per omnia secula seculorum. Amen.

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.

Inno

Teco vorrei, Signore,
oggi portar la croce,
nella tua doglia atroce
io ti vorrei seguir.

Ma troppo infermo e lasso,
donami tu coraggio,
acciò nel mesto viaggio
non m’abbia da smarrir.

Tu col prezioso sangue
vanne segnando i passi,
ch’io laverò quei sassi
con lacrime d’amor.

Né temerò smarrirmi
pel monte del dolore,
quando il tuo santo amore
m’insegni a camminar.

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.


STAZIONE I
Gesù condannato a morte

STAZIONE I

Gesù condannato a morte.

Se il mio Signor diletto
A morte hai condannato,
Spiegami almen, Pilato,
Quale fu il suo fallir?

Ché se poi l’innocenza
Error da te s’appella,
Per colpa così bella
Potessi anch’io morir!

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.

Sequenza - Stabat Mater dolorósa
Juxta crucem lacrymósa,
Dum pendébat Fílius.

V. Adoramus Te Christe, et benedìcimus tibi.
R. Quia per sanctam tuam crucem redemìsti mundum.

Considera l’ammirabile sommissione dell’innocente Signore in ricevere così iniqua sentenza di morte, acciocchè tu reo e peccatore ricevessi la vita, e capissi che i tuoi peccati furono quei falsi testimoni che la soscrissero, e la tua ostinazione indusse quell’empio giudice a profferirla.

"Caro Gesù mio, dunque per una creatura così indegna soffrir prigionie, catene, flagelli, sino ad esser sentenziato a sì vituperosa morte? Che tanto basti per ferirmi il cuore e farmi detestare tanti miei maledetti peccati che ne furono la cagione."

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.


STAZIONE II
Gesù caricato della croce

STAZIONE II

Gesù caricato della croce.

So che del suo supplizio
Appare reo chi il porta,

So che la pena è scorta (1)
Del già commesso error.

Ma se Gesù si vede
Di croce caricato,
Paga l’altrui peccato
Il suo immenso amor.

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.

Seq. Cujus ánimam geméntem,
Contristátam et doléntem
Pertransívit gládius.

V. Adoramus Te Christe, et benedìcimus tibi.
R. Quia per sanctam tuam crucem redemìsti mundum.

Considera come Gesù, tutto bagnato di sangue e pieno di dolori, si abbraccia colla santa croce! Con qual mansuetudine soffre le percosse e insulti di quelle scellerate turbe! Quando tu impaziente fuggi a portare la croce della vera penitenza. E non sai, o meschino, che senza croce in paradiso non si entra? Piangi la tua cecità con cui finora hai abborrito il patire, e rivolto al tuo Signore digli sospirando: "Datemi forza di abbracciar tutte le croci che meritano le mie gravissime colpe, affinché in sì breve tempo di vita per mezzo della croce arrivi a godere di voi nel santo paradiso". Amen.

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.


STAZIONE III
Gesù cade per la prima volta sotto la croce

STAZIONE III

Gesù cade per la prima volta sotto la croce.

Chi porta in pugno il mondo
A terra è già caduto,
Nè se gli porge aiuto (2),
O ciel che crudeltà!

Se cade l’uomo ingrato,
Tosto Gesù il conforta,
Ed è per Gesù morta
Al mondo ogni pietà.

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.

Seq. O quam tristis et afflícta
Fuit illa benedícta
Mater Unigéniti!

V. Adoramus Te Christe, et benedìcimus tibi.
R. Quia per sanctam tuam crucem redemìsti mundum.

Considera come l’afflittissimo Gesù, indebolito pel continuo spargimento di sangue, e spinto da que ministri di satana, cadde la prima volta a terra. Quei sacrileghi tutti infieriti gli si rovesciarono sopra, percuotendolo con pugni, con calci, con schiaffi. Eppure Gesù non apre bocca, soffre e tace, mentre tu nei tuoi leggeri travagli sei impaiente e subito maledici, ti lamenti.

"Amatissimo Redentore, ecco ai vostri piedi il peccatore perduto. Quante cadute, quante volte son precipitato in un abisso d’iniquità! Porgetemi la vosta santa mano per rialzarmi, concedetemi la grazia efficace di non ricadere mai più, affinché portando volentieri la croce vada libero in vita dalle cadute mortali, e mi assicuri nella morte l’eterna salute.

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.


STAZIONE IV
Gesù incontra la sua afflittissima Madre

STAZIONE IV

Gesù incontra la sua afflittissima Madre.

Sento l’amaro pianto
Della dolente madre,
Che gira tra le squadre
In traccia del suo ben.

Sento l’amato Figlio,
Che dice: Madre addio;
Più fier del dolor mio
Il tuo mi passa il sen.

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.

Seq. Quae moerébat et dolébat,
Pia Mater, cum vidébat
Nati poenas ínclyti.

V. Adoramus Te Christe, et benedìcimus tibi.
R. Quia per sanctam tuam crucem redemìsti mundum.

Che dolore trapassò il cuore a Gesù e che spasimo ferì il cuore a Maria allorché si incontrarono! "Che ti abbiamo fatto noi onde con tanta crudeltà tormenti le nostre viscere? Che mai ti ha fatto il mio Gesù?", dice la dolente madre. Lascia il peccato, che è l’unica cagione delle nostre pene.

"O divin Figlio di Maria, o Santissima Madre del mio Gesù, ambedue offesi dal mio scorretto vivere, eccomi prostrato ai vostri piedi. Misericordia, Gesù! Misericordia, o Maria! Perdonatemi e fate che per mezzo vostro io trovi pietà nel tremendo giudizio."

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.


STAZIONE V
Gesù aiutato dal Cireneo

STAZIONE V

Gesù aiutato dal Cireneo.

Se di tue crude pene
Son io, Signor, il reo,
Non deve il Cireneo
La croce tua portar.

S’io sol potei per tutti (3)
Di croce caricarti,
Potrò nell’aiutarti
Per uno sol bastar (4).

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.

Seq. Quis est homo, qui non fleret,
Christi Matrem si vidéret
In tanto supplício?

V. Adoramus Te Christe, et benedìcimus tibi.
R. Quia per sanctam tuam crucem redemìsti mundum.

Considera, che tu sei quel Cireneo che porti la croce di Gesù, o per apparenza o per forza, perché sei troppo attaccato ai comodi transitori di questo mondo. Non sia mai che termini la tua vita con sì gran tiepidezza, ma spinto da un santo fervore solleva il tuo Signore da sì gran peso, abbracciando di buon cuore tutti quei travagli che ti vengono dalla mano divina, anzi con rendimento di grazie al tuo Dio.

"Vi ringrazio, o amatissimo mio Gesù, delle tante occasioni che mi date di patire per voi, e di meritare per me. Fate, mio Dio, che soffrendo pazientemente ciò che ha apparenza di male in questa vita, faccia acquisto dei beni eterni nell’altra."

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.


STAZIONE VI
Gesù è asciugato dalla Veronica

STAZIONE VI

Gesù è asciugato dalla Veronica.

Si vago è il vostro amato
Bel volto del mio bene,
Che quasi in voi diviene
Amabile il dolor.

In cielo che sarete,
Se in rozzo velo impresso,
Da tante pene oppresso,
Innamorate ancor!

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.

Seq. Qui non posset contristàri,
Christi Matrem contemplari,
Dolèntem cum Filio?

V. Adoramus Te Christe, et benedìcimus tibi.
R. Quia per sanctam tuam crucem redemìsti mundum.

Considera in quel sudario l’estenuato sembiante donato da Gesù alla pietà della Veronica che ti asciugò il volto, e spinto dall’amore formane un ritratto nel tuo cuore, e proponi fermamente di non cancellarlo giammai dalla tua memoria. O te felice, se vivrai con Gesù scolpito nel cuore! Più che fortunato se con Gesù nel cuore morirai!

"Tormentato mio Salvatore, imprimete, vi supplico, nel mio cuore l’effigie del vostro divino e amabisissimo volto, che risvegliando in me un santo amore e timore, altro non faccia in vita che amar voi e abborrir me, e con la dolorissima vostra passione sotto gli occhi pianga sempre i miei gravi peccati, abbominando e detestando la mia pessima vita."

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.


STAZIONE VII
Gesù cade per la seconda volta

STAZIONE VII

Gesù cade per la seconda volta.

Sotto i pesanti colpi
Della ribalta scorta,
Un nuovo inciampo porta
A terra il mio Signor.

Più teneri de’ cuori
Siate voi, duri sassi,
Nè più ingombrate i passi
Al vostro Creator.

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.

Seq. Pro peccátis suae gentis
Vidit Jesum in torméntis
Et flagéllis sùbditum.

V. Adoramus Te Christe, et benedìcimus tibi.
R. Quia per sanctam tuam crucem redemìsti mundum.

Considera il tuo Signore disteso in terra, abbattuto dai dolori, calpestato dai nemici e deriso dalla plebe. E rifletti che la tua superbia l’ha fatto sì malamente cadere, e la tua alterigia l’ha così atterrato. Abbassa il capo, e con dolorosa contrizione del passato, fai fermo proponimento di umiliarti in avvenire.

"O Santissimo mio Redentore, benché vi rimiro caduto, vi confesso nel tempo stesso onnipotente, e umilmente vi prego di abbassare i miei pensieri superbi, perché abbracci di buon cuore l’umiltà vera, che possa sollevarvi da sì dolorosa caduta."

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.


STAZIONE VIII
Gesù parla alle donne

STAZIONE VIII

Gesù parla alle donne.

Figlie, non più su queste
Piaghe che porto impresse,
Ma sopra di voi stesse
Vi prego a lagrimar.

Serbate il vostro pianto,
O sconsolate donne,
Quando l’empia Sionne,
Vedrete rovinar.

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.

Seq. Vidit suum dulcem natum
Moriéndo desolátum,
Dum emísit spíritum.

V. Adoramus Te Christe, et benedìcimus tibi.
R. Quia per sanctam tuam crucem redemìsti mundum.

Considera che, come le pie donne, devi piangere per Gesù, che patisce tanto per te, e per te stesso, che ingrato non sai godere se non l’offendi. Nel vedere Gesù che mostra sì gran pietà a quelle povere donne, prendi confidenza e pregalo con contrizione.

"Vi chiedo, caro Gesù mio, lacrime di vero pentimento, affinché umilmente e col dolore nel cuore possa avere la consolazione di vivere sotto i vostri occhi pietosi, e possa fissare il mio sguardo verso voi nell’ora della mia morte".

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.


STAZIONE IX
Gesù cade per la terza volta

STAZIONE IX

Gesù cade per la terza volta.

L’ispido monte mira
Il Redentor languente,
E sa che inutilmente
Per molti ha da salir.

Quest’orrido pensiero
Sì al vivo il cuor gli tocca,
Che languido trabocca
E sentesi morir.

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.

Seq. Eja, mater, fons amóris
Me sentíre vim dolóris
fac, ut tecum lúgeam.

V. Adoramus Te Christe, et benedìcimus tibi.
R. Quia per sanctam tuam crucem redemìsti mundum.

Una terza penosa caduta di Gesù! Osserva con che rabbia e furore quel mansueto agnello viene trascinato da quei crudeli e rabbiosi lupi, ansiosi di vederlo quanto prima confitto in quel legno, mentre con pugni, con calci e con le lance lo percuotono e calpestano sino a cospargerlo tutto di fango. Maledetto peccato, che sì fieramente maltrattò il Figli di Dio! Spezza dunque il tuo cuore con vera contrizione!

"Onnipotente mio Dio, che sostieni il cielo e la terra, anche il mio peccato vi ha fatto sì malamente cadere! Che farò dunque? Continuerò ad accumulare peccati e peccati? O mio Dio, eccomi pentito ai vostri piedi, e per darvi qualche sollievo ripeterò con la contrizione del cuore: Gesù mio, misericordia! Gesù mio, misericordia! Gesù mio, misericordia!"

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.


STAZIONE X
Gesù è spogliato delle sue vesti

STAZIONE X

Gesù è spogliato delle sue vesti.

Mai l’arca del Signore
Del vel si vide scarca (5),
E ignudo il Dio dell’Arca
Vedrassi e senza vel?

Se nudità sì bella
Or ricoprir non sanno,
Dite, mio Dio, che fanno
I Serafini in ciel?

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.

Fac, ut árdeat cor meum
In amándo Christum Deum.
Ut sibi compláceam.

V. Adoramus Te Christe, et benedìcimus tibi.
R. Quia per sanctam tuam crucem redemìsti mundum.

Considera come, spogliandolo della veste, gli strapparono pure la pelle rinnovando tutte le sue piaghe! E tu, anima cristiana, al vedere il tuo Signore, il tuo Dio così acerbamente tormantato per tuo amore, come non ti muovi a pietà?

"O mio Gesù, voi tutto sangue, piaghe e amarezze, ed io tutto vanità e amore dei diletti! Lo so, non cammino bene, no. Fatemi mutar vita e troncate i passi di questa mia malvaglia condotto, amareggiate i gusti della vita presente, perché gustando le amarezze dalla vostra santissima passione, arrivi infine a godere con voi le delizie del santo paradiso."

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.


STAZIONE XI
Gesù è disteso ed inchiodato sulla Croce

STAZIONE XI

Gesù è disteso ed inchiodato sulla Croce.

Vedo sul duro tronco
Steso Gesù che aspetta
Il primo colpo, e accetta
Tal morte per mio ben.

Quelle vezzose mani,
Che al torno sembran fatte,
Ahi! che il martel batte
Senz’ombra di pietà.

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.

Seq. Sancta Mater, istud agas;
Crucifíxi fige plagas
Cordi meo válide.

V. Adoramus Te Christe, et benedìcimus tibi.
R. Quia per sanctam tuam crucem redemìsti mundum.

Considera l’immenso dolore sofferto dal buon Gesù mentre le mani e i piedi gli venivano trapassati da quei chiodi che gli lacerarono la carne, con indicibili spasimi, finché il Salvatore rimase col suo sacro corpo inchiodato sulla croce. Come non sentirsi struggere dal rimorso di tante tue scelleratezze?

"Clementissimo mio Gesù, crocifisso per me, spezzate il mio duro cuore col vostro santo amore e timore, perché sono stati i miei peccati che vi trafissero, le mie mal regolate passioni. Fate che vivendo e morendo crocifisso con voi in terra, possa pervenire a voi nella gloria del Cielo!"

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.


STAZIONE XII
Gesù muore in croce

STAZIONE XII

Gesù muore in croce.

Veder l’orrenda morte
Del suo Signor non vuole,
Onde si copre il sole
E mostra il suo dolor.

Trema commosso il mondo,
Il sacro vel si spezza,
Piangon per tenerezza
I duri marmi ancor.

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.

Seq. Tui Nati vulneráti,
Tam dignáti pro me pati,
Poenas mecum dívide.

V. Adoramus Te Christe, et benedìcimus tibi.
R. Quia per sanctam tuam crucem redemìsti mundum.

Alza gli occhi e mira Gesù, il suo sacro volto morente, eppure ancora prega per chi l’offende, dona il paradiso al buon ladrone, affida la sua santissima Madre a Giovanne e a tutti noi, e infine raccomanda al Padre l’anima sua, e chinando il capo emette l’ultimo respiro.

"O mio Redentore amabilissimo, confesso che sono stati i miei peccati i carnefici così spietati che vi hanno condotto in croce. Adesso comprendo quanto grande è la vostra misericordia, e misericordia vi chiedo in questa vita, e la vostra misericordia bramo trovare in punto di morte, desiderando di udire quanto diceste al ladrone pentito: Oggi sarai con me in paradiso. Amen."

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.


STAZIONE XIII
Gesù è deposto dalla croce, e dato in grembo alla madre

STAZIONE XIII

Gesù è deposto dalla croce, e dato in grembo alla madre.

Tolto di croce il Figlio
L’avide braccia stende
L’afflitta madre, e prende
Nel grembo il morto ben.

Versa per gli occhi il core,
In lagrime disciolto,
Bacia quel freddo volto,
E se lo stringe al sen.

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.

Seq. Fac me tecum pie flere,
Crucifíxo condolére,
Donec ego víxero.

V. Adoramus Te Christe, et benedìcimus tibi.
R. Quia per sanctam tuam crucem redemìsti mundum.

Considera quale spada di dolore trapassò il cuore di Maria sua afflittissima Madre, quando ricevé tra le sue braccia il divin Figlio deposto dalla croce! La vista di tante e crudeli ferite rinnovò in lei gli spasimi del suo tenerissimo cuore. Ma causa di quelle ferite è stato il peccato, per cui unisci le tue lacrime con quelle della Vergine addolorata!

"O Regina dei martiri, quando sarò degno di patire e compatire le vostre pene, in modo che restino impresse nel mio cuore? Fate che vivendo detestando il peccato, unendomi al vostro dolore, possa alla fine della vita vedere voi e godere con voi nel santo paradiso."

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.


STAZIONE XIV
Gesù è è posto nel sepolcro

STAZIONE XIV

Gesù è posto nel sepolcro.

Tomba che chiudi in seno
Il mio Signor già morto.
Sin ch’ei non sia risorto
Non partirò da te.

Alla spietata morte
Allor dirò con gloria:
Dov’è la tua vittoria,
Dov’è, dimmi, dov’è?

Gesù, Gesù, mio Bene, stampatemi nel cor le vostre pene.

Seq. Quando corpus moriétur,
Fac ut ánimae donétur,
Paradísi glória. Amen.

V. Adoramus Te Christe, et benedìcimus tibi.
R. Quia per sanctam tuam crucem redemìsti mundum.

Considera quale sia stato il pianto di Giovanni, della Maddalena, delle altre Marie e di quelli che credevano in Gesù, nel chiedere il santo sepolcro. Ma più di ogni altro considera la desolazone del cuore addolorato di Maria nel vedersì in tal modo privata del suo divin Figlio. Considerando poi quante volte nel decorso della tua vita non hai dimostrato sentimenti di vera pietà svegliati a nuova vita, fatti forza per imprimere nel tuo cuore quanto Gesù ha patito per te.

"O pietosissimo Gesù, che per mio amore hai voluto compiere un sì doloroso viaggio, vi adoro chiuso nel santo sepolcro, e umilmente vi prego a far sì che io muoia al mondo e a me stesso, e dopo questo santo esercizio possa risorgere a nuova vita di grazia, nella quale perseverando con viva fede, ferma speranza e fervente amore, camminando nell’osservanza della vostra santissima legge, possa sperare in morte il frutto del vostro preziosissimo sangue. Amen."

Miserére nostri, Dòmine, miserére nostri.

***

Diciamo un Pater, Ave e Gloria perché Gesù ci conceda vero dolore e pentimento dei peccati nel punto della nostra morte, perché ci dia forza e coraggio di non cadere in peccato mortale per tutto il tempo di nostra vita, perché ci custodisca da tutti gli inganni e tentazioni di satana, perché nell’ora della morte ci conceda la grazia di ricevere i Sacramenti della Chiesa, perché voglia, dopo la nostra morte, ricevere le nostre anime in compagnia di tutti i beati in Paradiso, nostra Celeste Patria.

Diciamo un Pater, Ave e Gloria secondo le intenzioni del Santo Padre e per l’acquisto delle indulgenze concesse dalla Chiesa a chi pratica la Via Crucis.

Note

1. La pena è conseguenza (scorta) dell’errore commesso.
2. Né gli si dà (se gli porge) aiuto.
3. Se io solo ho potuto, a causa del peccato mio e di tutti…
4. Potrò da solo, a nome di tutti, aiutarti…
5. Priva (scarca).


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